La mia prima Olivetti Lettera 22.


Per merito di un caso sono diventato proprietario della mia prima Olivetti Lettera 22.

Durante l'acquisto il venditore faceva notare delle ammaccature ed ho risposto che non era il ferro o lo smalto la preziosità di questa macchina, ma il suo significato.

Vero è che pulirla e renderla quanto piú rinnovata possibile sarà per me una buona occasione per passare del tempo libero donando a me stesso un momento di riflessione sulla filosofia immortale di Adriano.

La cosa che mi ha lasciato molto colpito è che qualche tempo fa condivisi l'immagine di una lettera 22 scrivendo sul foglio, mediante una app modifica immagini, il nome del mio progetto associativo, oggi realtà.

Ebbene oggi ne ho una uguale a quella utilizzata in immagine e non l'ho assolutamente fatto di proposito. È stato il caso, giuro!

Non so esattamente quando inizió la mia passione per Olivetti ma so esattamente chi per primo me ne parló.

Oltre dieci anni fa me ne parló mio padre, raccontandomi che fu Adriano Olivetti il primo ad inventare il Personal Computer.

Per me fu come una rivelazione ed iniziai a documentarmi fino a scoprire ed apprezzarne la filosofia di gestione aziendale e la filosofia sociale.

Divenni un olivettiano.

Nel 2014 diedi il natale a Le cose che vanno che allora costituiva in una pagina facebook fondata sulla mia filosofia di vita sancita in un manifesto dei principi ispiratori scritto il 26 dicembre di quell'anno su cui ponevo le basi per costruire quella che sarebbe diventata poi l'Associazione non profit Le cose che vanno International.

È indubbio che quel manifesto e questa associazione siano ispirati anche dalla filosofia olivettiana.

Olivetti portava nella industria e nel lavoro di fabbrica un concetto rivoluzionario: la felicità collettiva.

La logica dell'impresa non doveva essere fondata solo sul mero profitto ma anche sul benessere dei suoi membri: lavoratori piú felici producono di piú e meglio dando al complesso aziendale una migliore performance rispetto ad una gestione fredda e fondata esclusivamente sul profitto.

Ció comportó salari piú alti, scuole, asili, ambienti bellissimi in cui lavorare e vivere, pause da lavoro con accesso a biblioteche, concerti, teatri, etc. Per sviluppare la società aziendale perfetta naturalmente Adriano includeva anche poeti, scrittori, artisti, filosofi, etc.

Meraviglioso.

Non è dunque un caso che nei suoi laboratori nacque il primo Personal Computer e non è perdita di tempo quando si dice con fermezza che la cultura e la bellezza salveranno il mondo.

In una parola: positività.

Da quanto brevemente accennato appare chiarissmo come la flosofia dell'Associazione Le cose che vanno International e la filosofia di Adriano Olivetti siano assolutamente affini.

Con gratitudine,
Mirko Marangione

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