AVVOCATI


Università Federico II di Napoli - Giurisprudenza 


Perché ad 8 anni caldeggiai l'idea di voler diventare un avvocato è chiaro: per me l'avvocato era una specie di eroe che sapeva difendere i malcapitati da ingiustizie ed aveva come arma la conoscenza della legge. La conoscenza delle leggi, pensai, significava sapere quel che potevi fare e non fare e quindi possedere con cura le chiavi del mondo.

Oggi, dopo aver assistito ad una crisi del settore, ho qualche nozione in più rispetto a 30 anni fa, ma il ruolo possibile di "eroe" non è cambiato.

A mio avviso, infatti, credo che possa risultare importante potenziare la figura degli avvocati a favore del diritto, della legalità, del progresso e creatività giuridica, senza assolutamente intaccare gli equilibri istituzionali.

La nostra Costituzione ci offre un insieme di principi volto alla leale cooperazione, a sua volta costruttiva di un nobile fine che si chiama benessere diffuso, democratico e legalità.

Io penso che la categoria dell'avvocato, debba mutare in qualcosa di più grande, più efficiente proprio nel ruolo di mediatore fra cittadini e ordinamento giuridico.

Penso che nella sua professione debba affiancare all'assistenza legale del singolo assistito, anche un'attività ampia e strutturata a beneficio della collettività.

Penso che i tanti avvocati italiani siano una risorsa davvero preziosa per il nostro Paese e non un problema.

Non sto parlando di volontariato ma di una funzione retribuita dalla comunità e rivolto a beneficio della comunità.

Abbiamo un patrimonio di inestimabile valore, non lasciamolo volare all'estero.

Mirko Marangione
25 ottobre 2019

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